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THE BEST OF -nuova produzione 2010-


DEBUTTO FESTIVAL DELLE COLLINE TORINESI -CARTA BIANCA-

Fonderie Teatrali Limone, Moncalieri

giovedì 3, venerdì 4 ore 23.30

durata 1,30




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PORNOBBOY
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PORNOBBOY -PRIMO STUDIO- (clicca qui per vedere il video)

PORNOBBOY -SECONDO STUDIO- (clicca qui per vedere il video)

PORNOBBOY -TERZO STUDIO-(clicca qui per vedere il video)

"Un primo irruente schema di Pornobboy ad opera di Valeria Raimondi ed Enrico Castellani, emersi da qualche tempo con made in italy, e per ora è un lavoro d'urto a base di dediche feroci, glamour sessuale, disputa performativa, installazione sonora, blitz canaglieschi e cartellonistica di beatitudine evangelica".

(R. Di Giammarco, La Repubblica, 8 settembre 2008)

   

            

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POP STAR
 

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POP STAR -clicca qui pervedere il video-
 
Pop star è un intreccio da districare.
E' l'idea di un destino comune e inarrestabile.
Un labirinto senza via d'uscita.
E' il viaggio di un odierno titanic alla ricerca del suo iceberg.
L'attesa di un principe azzurro che non arriverà mai.
E' la corsa di chi non si ferma.
Per non sapere cosa è rimasto alle spalle.
Per non vedere ciò che ci circonda.
Una corsa verso il successo.
Il sogno di un arrivo. Una fine. Un traguardo.
E' il sangue, il sudore, la polvere che lasciamo per strada.
Le grida, le risa, il pianto di chi non ha nulla da perdere.
Che tutto rischia. Che niente teme.
Che malgrado tutto gode.
   
 

                                                                                                                                                                                                                                    

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MADE IN ITALY
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PREMIO SCENARIO 2007

Vedi il trailer (video di Ruggero Mantovani)

Motivazione della giuria
Il Nord Est italiano ritratto come fabbrica di pregiudizi, volgarità e ipocrisia; straordinario produttore di luoghi comuni sciorinati come litanie, e di modelli  famigliari ispirati al presepe ma pervasi da idoli mediatici, intolleranza, fanatismo. Il made in Italy è un prodotto dozzinale e tragicamente umoristico, raccontato in uno spettacolo apprezzabile per compiutezza, in cui la comicità non è ottenuta dal meccanismo televisivo della barzelletta, ma dalla durata dell'elenco e dalle impercettibili ma fortissime variazioni, grazie a una sensibilità per le virtù e le potenzialità della parola che si fa maestria del contrappunto musicale. Strutture verbali semplici ma efficacissime fanno sbottare il riso e la percezione del non senso, in un lavoro che coniuga sapientemente stilizzazione interpretativa e parossismo gestuale. Con un ritratto spietato delle "sacrosante" manifestazioni del tifo calcistico e delle telecronache enfatiche e patriottarde, normalmente rese impercettibili dalla generale assuefazione. Un lavoro dove si infrangono con sagacia e leggerezza tabù e divieti, per rilanciare anche il teatro oltre gli schemi e i conformismi.

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UNDERWORK
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siamo al verde/verde speranza/verde rabbia/verde muffa/

bianco rosso e verdone

Vedi il trailer (video di Ruggero Mantovani)  

Un altro episodio che trasforma i volti dei personaggi di Babilonia Teatri, giovane compagnia veronese vincitrice del Premio Scenario di quest’anno: questa volta le figurine – cartamodelli al vetriolo di una società che ha tentato di eliminare tutti i calchi e le immagini di sé – che abbiamo imparato a conoscere sul palco-arena di Panopticon Frankestein e che abbiamo seguito poi con Made in Italy, tornano ad in-festare, a provocare, a divertire, l’immaginario dello spettatore con uno spettacolo sul lavoro precario. “Underwork”, che è un’idea sul sotto-lavoro ma anche sul lavoro-sotto, come dice lo spettacolo stesso. Tornano le parole-parole-parole, riprodotte, deformate, associate e dissociate in relazioni a sorpresa e non, ancora alle prese torna la critica e la satira, nell’allucinazione del contemporaneo e di un passato che non sappiamo assorbire. Mentre quelle figure, tipo ritagli di giornale o spiritelli antichissimi, stanno crescendo. Cioè si mostrano, attraverso sempre più livelli, quelli che non sono più solo attori, performer, soggetti, ma dei macro-personaggi con cui c’è un po’ un po’ di confidenza che forse li auto-alimenta.
L’idea, quella che sta all’origine e che torna nelle diversi produzioni (dal linguaggio che divora la parola a quella specie di patinato un po’ retrò che ricopre i personaggi, agli affondi diretti nel sociale, a tutti i mostri evocati in scena), mostra i suoi sviluppi, in disequilibrio, pronta ad essere esplorata, sperimentata direttamente.
Lo spunto è diventato cifra: il tessuto sociale non è solo materia incandescente che può esplodere in scena da un momento all’altro. È paesaggio dinamico e diventa, ancora più spesso di prima, un altro personaggio. [Forse un protagonista diffidente, forse un osservatore capriccioso]
Il linguaggio si mostra lingua: i cori, coordinati, intermittenti, alternati, sono modulati in un andamento particolare, che non solo coinvolge ripetendo. [Forse sospende, distorce, concentra]
L’oggetto certe volte si trasforma in emblema. [Si fissa, si concretizza, allo stesso tempo avvolgente e funzionale, mai funzionalizzato, sempre alla deriva verso una svolta poetica]

Roberta Ferraresi

ubublog.splinder.com

 


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PANOPTICON FRANKENSTEIN
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SPETTACOLO FINALISTA PREMIO SCENARIO INFANZIA 2006

SPETTACOLO VINCITORE PIATTAFORMA VENETO OPERAESTATE FESTIVAL 2007

"Un pugno allo stomaco il violentissimo e inconsueto Panopticon Frankenstein di Babilonia Teatri che parla il linguaggio dell'oggi e che tratta di sesso, droga, prostituzione e droga, immigrazioni e solitudini in un delirante nord-est con una durezza inedita ma mai compiaciuta. Uno show assordante e senza rete che potrebbe servire agli adolescenti per vedere rispecchiate le loro inquietudini più profonde e inconfessate e a stabilire tra teatro e scuola un rapporto più attento alle odierne problematiche sviluppate con modalità scevre da ipocrisia."

Nicola Viesti, Hystrio luglio-settebre 2007.


"Questo è uno spettacolo ruvido e dissacrante che cerca un'estetica del reale nella riproposizione di due mondi paralleli, una discoteca e un carcere. Il gruppo Babilonia Teatri, che lo produce, svolge attività sociale nel carcere di Verona; e da questa sua esperienza ricava frammenti di testo e testimonianze di vita che riversa in una scena improntata a un accentuato dinamismo, ricca di energia comunicativa. La abitano tre attori e una ex detenuta di colore che racconta se stessa: una presenza pensosa e dolente, molto forte nella sua dichiarata assenza di ogni artificio scenico. La disperata aspirazione alla libertà, la violenza dell'esclusione, l'impotente dipendenza dalla droga sono espressi con parole gridate che non tollerano indifferenza nello spettatore: è la proposta di un teatro pop che traduce la realtà sulla scena senza mediazioni o filtri di sorta."

Mafra Gagliardi, www.eolo.it 

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