Descrizione Progetto

ACQUA IN BOCCA

La censura è un tema difficile da affrontare. Sentiamo di muoverci continuamente su un crinale dove il rischio di scivolare nel noto, nel retorico, di piangerci addosso o di ergersi a paladini della giustizia senza avere le credenziali per farlo è altissimo. Sentiamo che per affrontare un tema di questo tipo e per farlo in modo competente e consapevole, è necessario coinvolgere degli esperti, delle persone che il tema l’abbiano studiato a fondo e sviscerato in tutte le sue possibili declinazioni. E’ per questa ragione che abbiamo deciso di affrontare il tema della censura insieme a dei bambini. Ci rimettiamo alla loro lucidità, alla loro sapienza, alla loro libertà, alla loro capacità di analisi, alla loro curiosità, alla loro incredulità e alla loro capacità di entusiasmarsi e di indignarsi.

Ci rimettiamo alla loro saggezza.

La censura spiegata ai bambini.

La censura spiegata dai bambini.

Ci sono cose che non si possono dire.

Ci sono cose che non si possono scrivere.

Ci sono cose che non si possono vedere.

Ci sono cose che non si possono fare.

Lavoreremo e porteremo sulla scena un gruppo di bambini perchè siano loro il centro della messa in scena e dei nostri ragionamenti intorno alla censura.

La prima domanda che un bambino si pone e ci pone davanti a queste proibizioni è semplice ed immediata: perchè?

La risposta forse è un po’ meno semplice e un po’ meno diretta.

Vorremmo ragionare sul tema della censura con dei bambini, con chi ha uno sguardo ancora completamente libero, uno sguardo che non deve anteporre la ragione di stato, né i costumi, né la pubblica morale al suo pensiero. Con chi ancora non si muove negli interstizi tra libertà individuale e norme sociali.

Vorremmo dare alla censura, che porta con sé un colore plumbeo e si lascia alle spalle soprusi e sangue, i toni della leggerezza. Vorremmo metterla alla berlina.

Come spieghiamo a un bambino che ci sono libri che non può leggere e immagini che non può vedere. Come lo proteggiamo da ciò che è bene non conosca e fino a quando?

Quanto sono gli adulti a instillare malizia in atteggiamenti e comportamenti e curiosità che i bambini hanno, ma che siamo noi a caricare di intenzioni che in realtà in loro non sono presenti.

Come si pone un bambino davanti all’idea di un’autorità che compie delle scelte a cui tutti si devono attenere.

Proibire è uno dei tanti meccanismi di controllo che il potere esercita sull’infanzia. Per molte persone, compresi molti insegnanti, educare significa in larga misura impedire.

Si educa nell’elargire quanto nel negare, si spiega e si informa, però al tempo stesso si evita deliberatamente di parlare di certi argomenti, raccontare certi fatti, leggere certi libri. L’educazione è il risultato del fragile equilibrio fra svelare e nascondere, permettere e rifiutare, incoraggiare e limitare. L’educazione della persona è tanto una storia di spiegazioni e scoperte, quanto di fraintendimenti, mancanze e occultamenti.Una delle ragioni più comuni che si adducono per proibire, censurare e nascondere ai bambini è la necessità di proteggere la loro ingenuità, la loro serenità, il loro candore. Nella maggior parte dei casi proteggere significa separare, distrarre, tappare occhi e orecchie; cioè omettere gli aspetti perversi, dolorosi o ingrati della vita. Consideriamo un dovere morale proteggere i bambini dalle disgrazie della vita: la mancanza di affetti, la solitudine, l’abbandono, lo sfruttamento, la povertà, l’abuso; ma conoscere gli aspetti della vita, della società in cui crescono, delle persone che li circondano non deve essere considerato nocivo o traumatico.  La curiosità e le preoccupazioni dei bambini richiedono risposte chiare e oneste da parte degli adulti.

CREDITI

di Valeria Raimondi ed Enrico Castellani
produzione Babilonia Teatri
produzione 2020

  • Foto di scena

  • Video promo