no reason night #3 - la febbre del sabato sera, 2015

sabato sera un toro ha fatto il suo ingresso al teatro al parco
un toro meccanico
nero
brutto
e senza corna
è stato lui il protagonista indiscusso della festa
lui il motore del divertimento
country divertimento
la febbre del sabato sera saliva intorno al gonfiabile a stelle e strisce che incorniciava the black bull
è lui che ci portiamo a casa
sono i suo sguardi
le sue movenze
la sua prestanza regale
gli sguardi del suo padrone e domatore
e di tutti coloro che l’hanno cavalcato
incuranti del pericolo
e pronti a tutto pur di vincere il rodeo

serata a cura di Valeria Raimondi ed Enrico Castellani | installazione Babilonia Teatri | luci e audio Babilonia Teatri/Luca Scotton | dj set Babilonia Teatri/Franciu | organizzazione Alice Castellani | foto Eleonora Cavallo e Francesco Peroni | 1° noreasonight#3 la febbre del sabato sera al Teatro delle Briciole/Teatro al Parco di Parma sabato 14 marzo 2015 dalle 22 a notte inoltrata

Cos’hanno in comune Tony Manero, Giacomo Leopardi e Babilonia Teatri? La passione per il sabato sera.

Una festa d`autore curata da Babilonia Teatri e dedicata a Tony Manero e alla febbre del sabato sera, dove un toro meccanico l’ha fatta da grande protagonista.

Tre sale. Tre installazioni.

Ad aprire la festa, nel foyer del teatro, un toro meccanico scalda la serata con un rodeo al centesimo di secondo. A seguire, in sala grande, il djset porta la festa a vedere l’alba. Mentre in sala piccola scorre in loop la proiezione del film “La febbre del sabato sera”,  dedica diretta a Tony Manero.

Vogliamo esaltare, festeggiare e fare a pezzi il sabato sera, una passione che unisce Giacomo Leopardi e Tony Manero, e non a caso il dj set di Franciu pescherà a piene mani nella dance degli anni settanta, in omaggio al mitico film “Saturday Night Fever”.” (Enrico Castellani e Valeria Raimondi)

“La febbre del sabato sera, la terza festa d’autore, conclude il nuovo progetto delle “No reason night”, con cui il Teatro delle Briciole vuole far vivere alla città il teatro in modo nuovo, con una festa anomala, una serata in cui lo “spazio teatro” acquista una dimensione di luogo di cui sentirsi parte in una accezione non solo teatrale, e dove il tempo libero può avere un respiro e un’identità rinnovati dall’immaginazione e dalla creatività.” (Fondazione Solares delle Arti)

web5
web10
web14

inferno, 2014

“Inferno è un non luogo dove ci sono fuoco e fiamme.

Ma anche cielo e nuvole.

Piove e c’è il sole. Fa caldo e fa freddo.

Tutti urlano e tutti ridono.

Inferno e l’inferno del quotidiano.

Inferno che abbiamo dentro. Che appare e respingiamo.

Si manifesta e scolora.

Inferno dei nostri corpi e dei nostri pensieri. Delle nostre paure.

Inferno e’ la realtà. Inferno è un punto di vista da cui guardiamo e ci guardiamo.

Da cui guardano e ci guardano.”

“Babilonia Teatri ha incontrato Zero Favole un anno fa. Ora dopo un anno di lavoro insieme per la prima volta portiamo sulla scena i primi frutti del nostro incontro umano e teatrale. Lo facciamo convinti che questo possa essere un punto di partenza per un lavoro teatrale appassionante.

Ci appassiona un teatro in cui gli attori portino se stessi sul palco senza filtri.

Con la propria autenticità.

Con la propria ingenuità.

Con la propria grazia non codificata.

Siamo sempre più convinti che il teatro debba essere luogo d’inclusione e d’incontro.

Luogo in cui dare luce, dignità e visibilità a esistenze spesso messe in un angolo, che attraverso il teatro si riscattano e trovano una possibilità di dialogo con la società.

Luogo in cui la società ha la possibilità di conoscere parti di sé che spesso non conosce o ignora.”

Enrico Castellani, Valeria Raimondi (Babilonia Teatri)

Azione teatrale a cura di Babilonia Teatri

Presentata nell’ambito della Giornata Internazionale delle persone con disabilità

Teatro Cavallerizza – Reggio Emilia 3 dicembre 2014

con attori non-attori, disabili e non, del Laboratorio-Scuola/Compagnia ZeroFavole,

con il contributo di Fondazione AltaMane Italia (AMI)

Inferno 19_hd

“Il Laboratorio-Scuola ZeroFavole vuole essere un luogo-tempo dedicato all’incontro e all’interazione in cui poter, tramite le pratiche e grammatiche teatrali, e il coinvolgimento di artisti di teatro di livello nazionale, mettere in atto, sistematicamente, percorsi formativi ed evolutivi e processi di empowerment personale e sociale, di tutte le persone coinvole, comprese quelle tendenzialmente marginate dalla società. Un contenitore per la valorizzazione delle differenze personali da coinvolgere, eventualmente, al servizio della narrazione poetica, per una sensibilizzazione della società sulle tematiche della marginalità. Un progetto per giovani disabili e non, giovani ai margini della società, finalizzato a fare teatro, inteso non solo come strumento pedagogico, d’intrattenimento ed occupazione del tempo libero, ma un teatro in cui si possa tendere ad una dimensione poetica. Verso un teatro dell’arte e un teatro stabile delle differenze.” Stefano Masotti, Sara Brambati

“Lo spirito dell’associazione ZeroFavole Onlus trova origine nel rispetto dei principi della Costituzione Italiana che si fondano sul pieno rispetto della dimensione umana, culturale e spirituale della persona. L’ass. ZeroFavole rifiuta qualsiasi forma di discriminazione fondata sulla disabilità, e qualsivoglia distinzione, esclusione e restrizione sulla base della disabilità che abbia lo scopo o l’effetto di pregiudicare o annullare il riconoscimento, il godimento o l’esercizio, sulla base dell’uguaglianza con gli altri, di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale, culturale, civile e in qualsiasi altro campo. Si propone di promuovere, proteggere e garantire il pieno ed eguale godimento di tutti i diritti umani e di tutte le libertà fondamentali da parte delle persone con disabilità, e promuovere il rispetto per la loro intrinseca dignità.” Pietro Messori

con il mare facevamo il pane, 2014

con il mare facevamo il pane è un esperimento
provare a raccontare taranto attraverso una voce
attraverso le voci della città
attraverso la nostra rielaborazione delle voci della città
taranto e il suo mare
taranto e la sua fabbrica
taranto e il suo mondo che ti ingloba e ti respinge

Lo sguardo lucido e spietato di Babilonia Teatri si è soffermato su Taranto, sulla realtà del quartiere Tamburi, nell’ambito del progetto “Specchio riflesso” che ha visto la compagnia impegnata nella città pugliese a cavallo tra Mar Grande e Mar Piccolo, dal 27 al 29 gennaio 2014 su commissione del Teatro Crest di Taranto. Un percorso di ascolto nel quartiere più inquinato d’Italia, alla ricerca di storie che raccontino la complessità del vivere accanto alle ciminiere, su strade polverose e in mezzo a parchi in cui ai bambini è proibito giocare. Il teatro si fa cassa di risonanza, specchio riflesso delle tensioni, delle fratture del nostro tempo. Il percorso ha prodotto un materiale artistico destinato ad un ciclo di radiodrammi pensato e realizzato dalla compagnia Babilonia Teatri.

audioinstallazione di Babilonia Teatri

lavoro sonoro creato da Valeria Raimondi ed Enrico Castellani

punto di ascolto per un solo spettatore alla volta

E’ stato possibile ascoltare l’audioinstallazione nell’ambito di stArt up teatro 2014 dal 24 al 27 settembre 2014 presso la chiesetta sconsacrata di Sant’Andrea degli Armeni in Città vecchia a Taranto.

Anno di produzione 2014

12_ipod__conilmare

pinocchio de-construction, 2012

Il racconto di Pinocchio in un montaggio audio visionario ed esaltante
frammenti di storia, personaggi, interpretazioni e ricordi dei ragazzi della compagnia “Gli Amici di Luca”
costruire o de-costruire Pinocchio
i ragazzi e i pezzi di legno
Chi sono i burattini?
Uno, nessuno, centomila pinocchi
Chi è il grillo parlante?
Chi è il gatto?
chi la volpe?
chi mangiafuoco?
chi lucignolo?
chi la fata?
vissuti, esperienze e modi di pensare
fotografare, raccontare e restituire
costruire Pinocchio
dare forma al vissuto
tirare i fili
Siamo tutti Pinocchio?

di Valeria Raimondi ed Enrico Castellani | con Valeria Raimondi, Enrico Castellani, Luca Scotton e la compagnia “Gli Amici di Luca” | collaborazione artistica Stefano Masotti | performance di piazza in tema con lo spettacolo Pinocchio – Il paese dei balocchi di Babilonia Teatri | 7 ottobre “Giornata nazionale dei risvegli per la ricerca sul coma – vale la pena” a Bologna in piazza Maggiore, Bologna

maledetta primavera, 2012

Maledetta primavera è la storia di una donna, di un uomo e di loro figlio.

Lui decide di tornare in Egitto per combattere per il suo paese e la sua libertà.

Lei resta in Italia col figlio.

Maledetta primavera racconta come il mondo arabo per noi sia un panorama lontano.

Maledetta primavera racconta la mia distanza. La mia assenza.

Maledetta primavera è la mia Primavera araba.

E’ la mia ignoranza e la mia inconsapevolezza.

di Enrico Castellani | voce registrata Valeria Raimondi | scene, luci e audio Babilonia Teatri/Luca Scotton | organizzazione Alice Castellani

the rerum natura, 2012

The rerum natura è un ready made del nostro The end.

The end è la nostra paura di vivere e la nostra paura di morire.

É i nostri silenzi, le nostre ansie, le nostre censure.

The end è il nostro bisogno di ricordare che siamo mortali in un mondo che ci vuole eterni Dorian Gray.

The end è un grido di vita. Una richiesta di dignità. Un’invocazione di pietà.

The rerum natura chiude un capitolo per aprirne uno nuovo.

di Valeria Raimondi e Enrico Castellani | con Valeria Raimondi, Olga Bercini, Jana Balkan | scene Babilonia Teatri/Gianni Volpe/Luca Scotton | luci e audio Babilonia Teatri/Luca Scotton | costumi Babilonia Teatri/Franca Piccoli | organizzazione Alice Castellani | creazione Babilonia Teatri | produzione Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival | in coproduzione con Babilonia Teatri | durata 50 min.

Nasce dalla voglia di legare insieme l’ indagine che abbiamo condotto sulla morte e quella che intendiamo intraprendere sulle età della vita.
Nasce dalla convinzione che la morte sia parte della vita. Della vita tutta. Della vita di tutti i giorni e di tutte le età.
Nasce dalla nostra esperienza e dalla presa di coscienza che così dovrebbe essere ma in realtà noi continuiamo a fingere che così non sia.
Nasce dalla constatazione che questo stato di cose ci fa soffrire, che viviamo una realtà falsata che si scontra di continuo con la vita reale.
Nasce dal nostro bisogno di ragionare su tutto questo.

The end vede in scena Valeria sola che danza un passo a due con la morte.

The rerum natura è agito da persone di età diverse.

Una bambina, una giovane, un’anziana.
Ad officiare lo spettacolo non è quindi una donna sola, ma tre.
Le tre donne si incrociano come per salutarsi in un addio.
Il loro agire e il loro dire resta solitario.

La loro unica relazione si sostanzia in un passaggio di testimone.
L’ineluttabilità del corso della vita è lampante, evidente, tangibile.
La lacerazione e la contraddizione in cui viviamo palese.
Le loro età, con l’innocenza, la sfrontatezza e l’esperienza che sono proprie di ognuna, donano alle parole colori e pesi diversi.

Le parole mutano a seconda di chi le pronuncia.

Diventano immediatamente più lievi o più pesanti, più perentorie o più delicate, più dolenti o più giocose.
I significati vengono amplificati ed esplodono in relazione a chi ce li consegna.

The Rerum Natura - progetto speciale da The EndDi Enrico Castellani, Valeria RaimondiDurata: 50min | Paese: Italia | Lingue: italianaCreazione Babilonia TeatriProduzione Fondazione Campania dei Festival-Napoli Teatro Festival ItaliaIn coproduzione con Babilonia TeatriPrima assoluta

Teatro Nuovo - Sala Assoli
The Rerum Natura - progetto speciale da The EndDi Enrico Castellani, Valeria RaimondiDurata: 50min | Paese: Italia | Lingue: italianaCreazione Babilonia TeatriProduzione Fondazione Campania dei Festival-Napoli Teatro Festival ItaliaIn coproduzione con Babilonia TeatriPrima assoluta

Teatro Nuovo - Sala Assoli
THE RERUM NATURA - NTFI 2012

il mio nome è musa, 2010

Ci sono stati consegnati tre testi.

Ci siamo immediatamente chiesti cosa volessero dirci.

Se fossero una riflessione sull’arte, una riflessione sull’oggi, una riflessione sull’arte oggi.

Al centro una musa contemporanea. Tre artisti allo sbando alla ricerca di ispirazione.

Quale il ruolo della musa. Quale quello degli artisti. In che relazione stessero tra loro.

Ogni testo rispondeva a suo modo.

La nostra scelta è stata allora quella di cercare nei testi le parole che ci parlavano.

Quelle che sentivamo di poter mettere in scena non come puro esercizio di stile, ma trovandovi una necessità nostra.

Ci siamo convinti che tradire il testo fosse l’atto più sincero nei suoi confronti.

L’unico modo per farlo nostro.

Per renderlo efficace.

di Valeria Raimondi e Enrico Castellani | con Ilaria Dalle Donne, Lucia Palozzi, Anna Coppola, Luca Scotton  scene, luci e audio Babilonia Teatri/Luca Scotton

In tempi in cui la cultura in Italia è considerata come l’ultimo degli sfizi, come qualcosa di superfluo e pedante, in tempi in cui lo spettacolo dal vivo è considerato un peso morto ci è sembrato che la musa dei testi potesse essere eletta a simbolo di un sapere senza il quale il nostro orizzonte è di sola ignoranza.

Sono echeggiate in noi la parole di Carolyn Carlson che a proposito dei tagli alla cultura ha manifestato il suo sdegno e il suo stupore per la scarsa cura verso il patrimonio culturale di cui l’Italia è custode e ha affermato che l’ideazione creativa è il fuoco sacro di cui ogni paese ha bisogno e di cui ogni popolo si nutre.

Abbiamo deciso di accostare due modi di vedere e di guardare il mondo, il nostro mondo.

Da una parte la visione della musa, della purezza, dell’arte, di chi non si preoccupa del contingente e dell’immediato.

Dall’altra quella di chi segue un pensiero strettamente utilitaristico, senza respiro, che non conosce altra unità di misura se non la moneta.

Abbiamo scelto di prendere posizione rispetto alle due visioni e di suggerire quali orizzonti vediamo davanti a noi a seconda della strada che scegliamo di prendere.

this is the end my only friend the end, 2010

This is the end my only friend the end è prima di tutto l’incontro di Babilonia Teatri con dieci persone, dieci teste, dieci corpi.

E’ la nascita e la morte. La fine e l’inizio. La conclusione e il principio.

Gli estremi.

Gli estremi si toccano. Si richiamano. Si confondono. Si annullano.

O forse più semplicemente si relativizzano. Come si dice c’è chi viene e c’è chi va.

Qualcuno racconta che la morte non è la fine, ma l’inizio. Che la vita terrena è un momento. Che solo il corpo muore.

Qualcuno sostiene che dopo morti viviamo in chi ci ricorda, in quello che abbiamo lasciato, nelle persone che abbiamo amato.

Ma noi continuiamo ad avere paura di morire.

Ad avere paura di nascere.

La nascita e la morte avvengono lontane da noi. Dalla vita di tutti i giorni, dal mondo.

C’è un luogo per morire e un luogo in cui nascere.

E’ lo stesso luogo.

L’ospedale oggi è il luogo in cui releghiamo o a cui affidiamo di dare inizio e dare fine alla vita.

Crediamo che tutto ciò sia elemento sostanziale di una società e della sua organizzazione. Del suo modo di affrontare e considerare la vita. Del suo modo di pensarla. Di trasmetterla. Di consumarla.

Il progetto racconta delle nostre paure, di come non ammettere che esistono e ci appartengono, non parlarne, non confrontarci con esse non possa in nessun modo eliminarle, ma al contrario acuirle. Di come montino e crescano dentro di noi anche grazie al fatto che non ne viene svolta un’elaborazione collettiva, ma ognuno le viva e le serbi per sé. Le nasconda e se ne vergogni.

This is the end my only friend the end è la nostra paura di morire e la nostra paura di vivere.

La nostra difficoltà ad accettare e godere entrambe.

Le infinite paure di cui disseminiamo la nostra vita per paura di viverla e per paura di perderla.

Le infinite paure che colleghiamo alla nostra morte perché non la consideriamo come parte della vita.

di e con Babilonia Teatri | e con Chiara Bersani, Fabio Cherstich, Anna Coppola, Anna Estdahl, Maria Teresa Guzzo, Adriano Mainolfi, Eleonora Massa, Lucia Paolozzi, Alessio Piazza, Giuseppe Sangiorgi

baby don't cry, 2010

Si piange per paura, per tristezza, per capriccio.

Si piange di gioia. Si piange di felicità. Si piange di rabbia.

Si piange di dolore. Si piange di tristezza. Si piange per amore.

Un pianto disperato. Un pianto liberatorio.

Si ride di chi piange.

Si piange di chi piange. Per chi piange. Con chi piange.

Si piange da soli. Si piange abbracciati.

Le lacrime sono dolci e sono amare.

Gli occhi sono lucidi, sono rossi, sono gonfi.

Le guance bagnate, rigate, salate.

Piangere è da uomini o da donne?

Chi piange più forte?

Chi ha le lacrime più grosse?

Chi usa più fazzoletti?

Dove, come, quando, perchè, con chi si piange? Hai pianto? Piangerai?

Ridere è il suo contrario?

Piangere è consolarsi, sfogarsi, curarsi.

Il pianto ci calma e ci dà sollievo.

Il pianto chiede ascolto, attenzione, calore.

Lo spettacolo racconta della libertà con cui i bambini sono in grado di piangere.

Di parlare del loro pianto.

Di manifestarlo e non nasconderlo.

Di utilizzarlo come lingua, segnale, messaggio.

Baby don’t cry è uno spettacolo che parla delle lacrime.

progetto di Babilonia Teatri | a cura di Valeria Raimondi ed Enrico Castellani | con Marco Olivieri e Francesco Speri | con la collaborazione di Ilaria Dalle Donne e Vincenzo Todesco | musiche originali di Marco Olivieri | piano luci Babilonia Teatri e Emiliano Curà | scene Babilonia Teatri e Paolo Romanini TdB Lab | montaggio audio Babilonia Teatri/Luca Scotton | illustrazioni Ilaria Dalle Donne | un grazie a tutti i bambini e le insegnanti incontrati

Il progetto nasce dalla voglia di creare uno spettacolo per ragazzi che affrontasse un tema di cui i bambini hanno una conoscenza e un’esperienza diretta e profonda. Un tema sul quale non avessimo la possibilità di porci su un piano di superiorità rispetto ai bambini, ma di condivisione e confronto. Piangere è un’esperienza che appartiene a tutti, ma che nelle diverse età della nostra vita assume significati e valori diversi. Per noi era interessante rifletterci e farlo con l’ausilio dei bambini.

Prima di realizzare lo spettacolo abbiamo incontrato bambini di età diverse, dalla scuola materna fino alla quinta elementare. Con loro abbiamo parlato di perchè, di quando, di con chi piangono.

Quali sono i motivi che li spingono a piangere. Quali gli obiettivi che piangendo si possono ottenere. Quali le emozioni che si vogliono o si devono manifestare.

Abbiamo scoperto che per i bambini il pianto non è in nessun modo un tabù. E’ anzi materia di cui parlano senza nessuna reticenza, cogliendone la necessità e l’importanza.

Lo spettacolo vuole essere una fotografia di quello che è oggi il rapporto dei bambini col pianto.

Abbiamo provato a guardare al tema da punti di vista diversi. Accostandoli per creare una gamma di istantanee capaci di esaurire tutte le sfumature dei colori del pianto. Istantanee che hanno valore anche scisse le une dalle altre, ma che raggiungono il loro bilanciamento solo nell’unità dello spettacolo.

Il lavoro si propone di restituire da una parte il valore assoluto che per noi ha il piangere in quanto strumento di comunicazione. Dall’altro fa emergere le contraddizioni che il nostro mondo crea anche in relazione a un’azione ancestrale come il piangere. I bambini piangono per motivi diversi, anche a seconda delle esperienze di vita che hanno alle spalle. E’ un dato che non giudichiamo e che a loro volta i bambini non giudicano. Semplicemente raccontiamo ragioni diverse per cui si può piangere. In questo modo ognuno può trovarsi rispecchiato in quel che vede e vivere lo spettacolo come un qualcosa che lo riguarda direttamente.

Lo spettacolo procede per alternanze di momenti statici e momenti esplosivi, dove i punti di vista di adulti e bambini sembrano rispondersi a distanza. Il tutto è pervaso da una dimensione di gioco e condivisione che si manifesta a volte attraverso l’uso che gli attori fanno del loro corpo e della loro voce sulla scena e altre volte dalla costruzione iperbolica e fantastica dei testi.

Il pianto è ordinario e straordinario insieme. E’ quotidiano ed eccezionale, e’ consuetudine e stupore. E’ disperazione e gioco, spesso è un ibrido dove è difficile scindere tristezza e gioia, necessità e capriccio, felicità e disperazione, realtà e immaginazione. Per restituire tutte le valenze che il piangere porta con sé senza fare in alcun modo una graduatoria delle ragioni migliori facciamo ricorso a tutti gli strumenti che il teatro ci offre: dalle luci alla musica, dalla voce al corpo, dalle parole ai suoni, dalla magia allo svelamento, dai simboli alla meraviglia.

Il risultato è uno spettacolo che parla di bambini e con i bambini, ma che cerca di non trattarli come tali.

M049_1789
M049_1528
M049_1261

special price, 2009

PAROLE PER LA TERRA è un progetto sul rapporto fra l’uomo e la Terra, che nasce dalla collaborazione fra
il Napoli Teatro Festival Italia 2009 e il Festival della Scienza di Genova. Lo spettacolo sviluppa le domande sul futuro del pianeta che il Festival della Scienza ha proposto ad alcuni esperti. Con la loro consulenza, il gruppo di artisti coordinato da Carlo Presotto dà vita ad un percorso non lineare fra i diversi argomenti trattati. Il cibo è un’ossessione del nostro tempo: cosa mangiamo, quando mangiamo, quanto mangiamo, perché mangiamo, dove mangiamo, con chi mangiamo? Cosa, quando, quanto, perché, dove, con chi. Sono domande che possono declinare ogni argomento, ma associate al cibo fanno impressione anche senza che le risposte vengano date. Sono sufficienti da sole per aprire degli scenari che fanno paura o che fanno ridere. Accumuliamo, sprechiamo, inventiamo, facciamo di un bisogno un capriccio, di una gioia un dolore, di un’arte un pasticcio. Io ho la pancia, Carlo ha la pancia, usciamo dalla pancia; mangiare è necessario, mangiare è un piacere, mangiare è un diritto; la gola è un peccato, chi avanza nel piatto è viziato, quello che scade viene buttato.

-Il brano Special Price è tratto da PAROLE PER LA TERRA-

di Valeria Raimondi, Enrico Castellani Babilonia Teatri | con Carlo Presotto, Matteo Balbo La Piccionaia/I Carrara | scene Babilonia Teatri | luci e audio Babilonia Teatri | produzione La Piccionaia/I Carrara | anno di produzione 2009

MENU PER IL FUTURO

Tutor Scientifico Paul Roberts

At the center of our menu: a new question.

Today, when we humans “design” our menus, we always begin by asking, “what do I need”, and then we organize the natural world —the farms, the forests, the water— to meet those needs. But in the future, if we want a truly sustainable food system, we must turn the question around: our menu must begin with: “What does the natural world need,” and then we must re-organize our menu to meet that need. On this new menu, more of the menu items will be lower on the food chain: less meat (which is very resource intensive) and more plants. We will eat more legumes — beans, peas, and other high protein varieties — and more fresh produce (some of it grown in our own homes or in “community” or urban gardens. We will prepare more of the food ourselves, at home, and rely less and less on processed foods, which require huge amounts of energy to make and are of minimal health.This new menu will require more work and more thought; certainly more awareness. But this new menu will be better for us and, as importantly, better for the natural systems upon which all our menus depends.

Regards,
Paul Roberts

09.27.d..029
09.27.d..203
09.27.d..151