NATURA MORTA

In questo periodo in cui non è chiaro che forma possa prendere il teatro,
in cui per ora gli attori possono stare sul palco ma solo distanziati,
in cui se gli attori vogliono passarsi un oggetto in scena devono indossare i guanti,
in questo periodo noi avremmo dovuto creare uno spettacolo con in scena un gruppo di bambini.
Abbiamo deciso di non dare vita allo spettacolo,
di non sottostare a delle regole che di fatto sono totalmente incompatibili col progetto che avevamo in mente.
Una volta compiuto questo primo passo, abbiamo deciso di compierne un secondo.
Una volta scesi i bambini dal palcoscenico, abbiamo deciso di scendere anche noi, per lasciare il palco completamente vuoto.
In questi mesi abbiamo conosciuto la didattica a distanza, il lavoro a distanza, tutte le nostre relazioni sono state filtrate da un computer o da un telefono.
Abbiamo deciso di provare a fare i conti con questo mezzo, con questo modo di entrare in relazione.
Abbiamo deciso di chiedere agli spettatori di formare un grande cerchio. Di creare un grande palcoscenico a pianta circolare.
Un grande palco vuoto.
Un palco vuoto in segno di lutto.
Un palco vuoto perchè sentiamo che c’è bisogno di colmare il vuoto, ma anche di dargli forma.
Un palco vuoto come atto di censura.
Un palco vuoto per non censurare un’idea che ci mette completamente davanti all’ignoto.
Un palco vuoto perchè è dal vuoto che tutto può nascere.
Dall’abbandono di ogni certezza.
Uno spettacolo da fruire in presenza sul proprio smart phone per provare a fare i conti con il più grande esodo a cui stiamo assistendo.
Un esodo che non riguarda un popolo, un’etnia o una nazione, ma che in modo trasversale riguarda il mondo e l’umanità tutta.
Un esodo che non porta con sé uno spostamento fisico da un luogo ad un altro, ma che viviamo ogni giorno esodando dal reale al virtuale.
Un esodo che sta mutando il nostro modo di vivere, di conoscere, di relazionarci.
Interagire col mondo da dietro uno schermo ci permette allo stesso tempo di mostrarci e di nasconderci come mai prima era stato possibile.
Un palco vuoto a forma circolare, come la pista di un circo.
A definire lo spazio scenico potenziali leoni da testiera, continuamente chiamati a cercare un equilibrio tra libertà di espressione ed autocensura, rispetto ed oltraggio, palesarsi e negarsi.

CREDITI

di Valeria Raimondi e Enrico Castellani
produzione Babilonia Teatri e La Piccionaia – Centro di produzione teatrale
coproduzione Operaestate Festival Veneto
fotografie Eleonora Cavallo

“Natura morta di Babilonia Teatri
può lasciare perplessi, ma non indifferenti”
Nicola Arrigoni, Sipario.it